Ciatte notturne (1)

LETTERATURA, QUESTA SCONOSCIUTA
UOMO1
:
ciao cara…

IO: tu l’hai letto il vangelo secondo gesù cristo?
UOMO1: no…già quello degli evangelisti è un opera mediocre….
UOMO1: immaginiamoci quello di gesù…visto che gesù non è mai esistito..
UOMO1: e che gesù non sia mai esistito per fortuna abbiamo le prove…e io mi auguro con tutto il cuore che non esiste neanche dio!
IO: blasfemia e sacrilegio!

UOMO1: no tesora…storia…
UOMO1: e su dio…per quanto sono sicuro al 99% che non esita….ho avuto l’accortezza di dire semplicemente che me lo auguro..
IO: ma tu hai mai sentito parlare di una cosa che si chiama premio nobel?
UOMO1: si e per quanto ne sappia gesù cristo non l’ha ricevuto…
IO: lui no, ma josé saramago sì, però

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Lo so. Ogni tanto piglio e mi apro un nuovo blog.
Questo è nato su suggerimendo di un’amica del mio ammòre, che sostiene di sganasciarsi ogni volta che legge su fesbbuc dei nostri dialoghi da innammòrati.
Poi mi ha chiesto “ma te le scrivi da qualche parte, vero?”.
E io ho realizzato che no, non me le scrivo da nessuna parte, quindi si perdono nel mare magnum dei vecchi post.
Forse sarebbe stato meglio così, ma in fin dei conti mi sono detta massì, raccogliamole.
E questo è stato il risultato.

http://lamoreaitempidi.wordpress.com/

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3 febbraio 2014 · 14:52

L’ettera da more e brachilogia sentimentale

LEI:
Ciao amore mio ti volevo dire che quando sono con te mi sembra tutto piu bello come se un vento di ponente fortissimo avrebbe spazzato via ogni nuvola dal nostro cielo che è il futuro di ogni giorno ke ci trova abbracciati insieme….la mattina quando arriva il giorno e il sole si specchia nei tuoi occhi.. (un pò azzurri e un pò del colore del mare a proposito ma perchè mai nessuno ha mai scoperto di che colore è davvero il mare….? forse perchè è una cosa talmente grande che non si può spiegare, non ci avevi pensato he? 😉  ma non devi preoccuparti perchè ci sono quì io a farti pensare alle cose che pensi e anche a quelle che non pensi per fartene un dono con ogni respiro che prendi insieme all’ossiggeno per entrare dentro di te nei tuoi polmoni e scorrere come VITA nelle tue vene l’aria che che fluisce e sgorga fuori dalle tue labbre quando ridi……….. per me non cè regalo più bello non cè altra cosa al mondo che sapere che esisti perchè solo così sò di non essere solo un’essere incompleto ma parte di una cosa più grande come tutti dovrebbero essere cioè metà di una mela come diceva Socrate intendendo per la mela un’universo intero creato dall’amore di due persone come facciamo io e te giorno per giorno….. è così che il mondo và avanti e ho la certezza che se tutti troverebbero l’altra metà della mela non ci sarebbero più GUERRE ,l’ODIO la MALVAGITA……. ma pultroppo non tutti sono fortunati come noi di aver trovato il nostro piccolo angolo o pezzetto di Paradiso o meglio io lò trovato in te perchè tu sei UN ANGELO e averti a fianco è il dono più bello che potevo chiedere per questo natale.

 

LUI:
Ieri, mi ero inforrato al burgerking con i soliti e mi stavo calando il panozzo. Una squinzia troppo giusta entra e io ci metto gli occhi addosso, la lurco un pezzo e se non e che cerano i miei amici l’appiovravo. Però e stato meglio così: ciò detto a me stesso: “scialla che questa ti asfalta”. Anche il “tromba” e “baygon” manno detto di stare manzo. Loro le galle le conoscono. Ma a me mi piace questa squinzia, mi ingrippa che capisce le cose al volo che cià la cultura.
Cioé, per la prima volta dopo la comu, o pregato la Madonna e ciò detto: grazie, grazie di brutto.

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Ma io voglio chiarire, però.

Non accedevo qua su wordpress da qualche era geologica, per via della tesi, degli esami, e pure di una certa afasia che neanche i più sadici libri in commercio in Italia riescono a guarire (ma voi avete mai provato a leggere Retablo di Consolo? No? E allora provate e poi ditemi se non vi viene l’afasia pure a voi).
Comunque, quando ho riaperto wordpress mi è comparso tutto un florilegio di anomalie allarmanti, bottoni che si illuminavano, messaggi tipo “Mino e che è, che so’ tutte ‘ste visite, t’ foss’ success’ qualcosa”.
Insomma pare che ci sia stato un boom di click a causa di un mio vecchio post, quello sull’elenco degli uomini da frequentare.
Qualche uomo pare che se n’è pure avuto a male, che mi ha scritto nei commenti che siamo troppo esigenti.
E quindi ho sentito l’urgenza di scrivere questo post per precisare.

Per precisare, innanzitutto, che quel post vide la luce dopo l’ingestione, da parte della mia amica e mia, di due porzi0ni da camionista di pasta melanzane e mozzarella, quindi capite bene che il sangue o ci andava alla panza o ci andava al cervello. E siccome il sangue non è scemo, in quell’occasione, scelse di andarci alla panza.

Per precisare altresì che un altro po’ ci pigliavamo a capelli, perché io insistevo  – per esempio – che doveva essere biondo, e lei invece biondo non lo voleva. Lei lo voleva che guida la moto, e io protestavo che sulla moto mi metto paura specie nelle curve che vai coi ginocchi a terra. Insomma la compilazione della lista è stata molto sofferta. Ancora non so com’è che non siamo finite alle mani (forse per via della fiacca da digestione lenta).

Per precisare che il totale dei punti non è dovuto ad alcun calcolo preciso (sebbene originariamente assommasse a 42, e questo vorrà pur dire qualcosa), ma semplicemente al fatto che nel frattempo era uscito il caffè.

Per precisare che, quando abbiamo cominciato a fare i conti per vedere che punteggio raggiungevano i nostri ex, abbiamo scoperto che il meglio meglio teneva la rogna. Ma li abbiamo amati comunque (qui occorre fare una precisazione nella precisazione: ovviamente a essere lasciate, nove volte su dieci, eravamo state noi e non i rognosi ex).

Per precisare che comunque il fidanzato ce l’ho, è un diciassette e mezzo, e nonostante questo è un gran fico che con la sua aria compassata e la sua stupefacevole intelligenza, ma soprattutto col suo aspetto da gran fico, miete vittime un po’ in tutti i generi: femminile, maschile, parentale (nel senso che pure mia mamma e le mie zie si sono lasciate andare a commenti assai poco ortodossi sul suo conto) (e se vi chiedete se la cosa sia imbarazzante: sì, lo è).

Per precisare che se sapevo che tutta ‘sta gente veniva a leggersi il mio blog, se avvisavate prima, almeno mettevo un po’ in ordine, sistemavo il template, davo una rinfrescata all’header, sprimacciavo i tag. Perché questa pagina la scrivo per mio personale gigioneggiamento, senza alcun filo logico, senza alcuna pretesa, solo per divertirmi. E anzi la maggior parte delle cose che scrivo le scrivo proprio perché penso che tanto non interessano a nessuno e nessuno le leggerà.

Per precisare che se sei una femmina, probabilmente su questo elenco ti ci sarai fatta quattro risate e avrai pensato a cosa ci avresti messo tu, di diverso, e magari correndo con la mente a quel dettaglio così tenero del tuo primo ragazzo, o a quell’abitudine del tizio con cui sei uscita due mesi dopo la rottura col tuo ex storico, ti sarà venuto da sorridere come quando trovi una vecchia foto che non ricordavi.

E infine per precisare che se sei un maschio e ti sei sentito piccato o offeso o sminuito, il problema non è che noi donne siamo esigenti, il problema è che tu hai perso il senso dell’umorismo. E un uomo indispettito e che non sa ridere almeno un po’ di se stesso, al di là degli elenchi, di solito non è un uomo che si frequenta volentieri.

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Aggiornamento lista faighi

Ho appena finito di vedere X-Men First Class.
E devo necessariamente aggiornare la mia lista film di faighi.
Da lungo tempo è nota la mia passione per Fassbender, che infatti Dottor E mi ha fregata perché sembra suo fratello piccolo, ma sfigato.
Quello che è meno noto è che l’altro attore che proprio mi fa perdere i sensi, contro ogni logica (voglio dire: in un mondo abitato da Bredpitti, Gionnideppi, Orlandiblummi…) è James McAvoy. Perché? Chissà. Non è ciospo ma non è manco tutta questa bonaggine, oggettivamente. Sospetto che sia perché è bravo. Tipo Adrien Brody: pure lui mi tocola qualcosa dentro. E lui sicuro non è per bonaggine.
Dunque, dicevamo. Lista film di faighi. Che è una lista di film per quando proprio le brutture del mondo mi sovrastano e ho necessità di portare un po’ di faigaggine nella mia giornata.
Li divido per genere. E per presenza di superfaighi (in grassetto) e faighi generici (in normale).
FILM DI FAIGHI DRAMMATICO E INTELLETTUALO: Atonement (James McAvoy)
FILM DI FAIGHI IGNUDI PERO’ SEMPRE INTELLETTUALO: Shame (Michael Fassbender)
FILM DI MOLTEPLICI FAIGHI CHE SI MENANO: Inglorious Basterds (Michael Fassbender, vabbuò e pure Brad Pitt. Menzione speciale per Christoph Waltz o come si scrive, che non è faigo ma è fascinevolissimo)
FILM DI MOLTEPLICI FAIGHI CHE SI MENANO, IGNUDI: 300 (Michael Fassbender, Gerard Butler, una pletora di altri sconosciuti faighi in mutande)
FILM DI FAIGHI ROMANTICO: Penelope (James McAvoy)
e, per finire, l’ultimo:
FILM CON LA PIU’ ALTA CONCENTRAZIONE DI SUPERFAIGHI – CHE TRA L’ALTRO PER TUTTO IL FILM O VANNO IN GIRO CON TUTINE ATTILLATE OPPURE VESTITI ANNI ’60 CON CHIODO DI PELLE E PANTALONI SESCHI-: X-Men First Class (Michael Fassbender, James McAvoy, attore che non so chi è ma menava tipo fulmini rossi comunque è biondo occhi chiari molto teutonico )
N. B.: Quest’ultimo film ha appena battuto Pirati dei Caraibi, che fino a mo per la presenza congiunta di Gionnidepp e Orlandobblum era quello di scelta in situazioni analoghe.

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Come sarebbe stato se.

Se io e Dottor E ci fossimo riprodotti, la nostra prole mista ne avrebbe beneficiato assai.
Ora vi faccio un elenco dei vantaggi che avrebbe avuto.

1) La comodità di avere dei nomi che non abbisognano di codice fiscale:
(all’anagrafe)
“Come si chiama suo figlio?”
“ZDRAVKO”
“A posto. ZDR-VKO. Peccato per la A in mezzo, comunque”
“No, ma tanto noi a casa per fare prima non la pronunciamo mai”

2) L’innegabile comodità di avere dei nomi che fanno mettere paura solo a dirli.
(al parco giochi)
“Posso giocare con voi?”
(bimbo supponente capo della combriccola lo guarda altezzoso) “Mh, non lo so, non ti conosco mica… come ti chiami?”
“DRAGOSLAV”
“Tieni, Dragoslav. Questo è il pallone, queste sono le biglie, questa è la mia merenda, decidi tu il gioco ma non farci del male”

3) La suprema comodità di avere dei nomi inconfondibili al richiamo.
(al paese, dove ci sono altri ottocento bambini che si chiamano tutti Sofia Riccardo Mattia Martina Federico)
“Zdravko, bello di mamma, vieni che ti ho preparato pane e nutella! Dragoslav! Non si fa pipì nelle aiuole dei vicini! Uè Radojika finiscila di tirare a pizzichi a Ratko sennò mo te le meno due alla ‘mmersa!”

C’è però anche il rovescio della medaglia, come mi ha fatto notare la mia amica Cappellaiamatta, che sostiene di aver bisogno di bigliettini dove appuntarsi i nomi dei pargoli per poterli leggere ogni volta.
Questo potrebbe essere molto pericoloso, perché nel tempo necessario a leggere il bigliettino le adorabili creaturine, in quanto serbe, avrebbero già invaso militarmente la casetta chicco del bambino affianco, si sarebbero rubate tutte le mele dell’albero di quelli di fronte, e starebbero pigliando a pietrate le finestre della vecchia acida che li grida sempre appresso.

Ma, d’altronde, mi sarebbe sembrato comunque un piccolo prezzo da pagare per poter stringere tra le braccia una piccola Božidarka o un piccolo Miodrag.

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Collage.

Allora. Fintanto che stavo ancora là, ci ho pure provato a scrivere, ma mi venivano fuori solo cose monche (sono capace a scrivere solo cose monche e senza finale, in effetti). Mo stasera mi sono accorta che avevo millemila bozze, lasciate là, abbandonate, senza che avessi alcuna intenzione di finirle. Però un po’ mi dispiaceva. Quindi ho pensato di fare questo collage di bozze monche. Alcune (quelle sulla storia e sulla politica) me le risparmio perché oltre a essere monche sono di un caotico inenarrabile. Però le altre sì. Perché ci sono affezionata. Anche se forse sono di una noiosità infinita. Ma le pubblico per me (sono fastidiosa, ossessiva e assai sentimendala, in questo settembre strano, lo so).

4 Agosto

Questo è un post raro, un post in cui il post va pre e il pre va post. Cioè praticamente un incubo partorito dopo aver ingurgitato tre porzioni della ciambotta di mia mamma davanti a un film di Nolan.
Il post è oggi, ma va pre, infatti lo scrivo subito. E si tratta di una domenica caldissima, forse la più calda dell’anno – così dicono – e non serve a niente essere nei Balcani, avendo esultato come un riccio alla notizia dell’arrivo di Caronte a Roma (“tanto chemmifrega, fra tre giorni sto in Serbia al fresco!”). Al fresco questa cippa. Sono in camera, che offro il rigoglioso spettacolo di me in mutande e reggiseno agli autoctoni delle finestre di fronte (“tanto chemmifrega, fra un mese me ne torno a Roma!”) e mi scioscio un po’ di vento con il vestitino bagnato steso sulla sedia ad asciugare.
E’ un post afosissimo, dunque, ed è anche affollatissimo. Di vulcani d’ansia che eruttano sputandomi i lapilli nell’occhio, di storie che si mettono per traverso e non escono fuori né per lungo né per largo, di cose da fare, di cose che si dovevano fare ma non le ho fatte, di epici ritardi da tradotte del dopoguerra.
E poi, soprattutto, c’è la processione di canzoni lacrimevoli che mi tornano in mente mentre mi faccio la doccia, mentre mi passo il silkèpil, mentre leggo Repubblica.
Che per una questione di coerenza non è che puoi metterti ad ascoltare De André se lui ti ha lasciata dicendoti che non ti ama più. Al massimo ti puoi sentire, che ne so, Michele Zarrillo, Marco Masini, insomma queste rovine qua.
Per coerenza devi rotolarti un’intera mattinata nel letto, a ricordare gran parte delle scemenze che avete fatto insieme (tutte no, perché ho una memoria schifa che registra in media un particolare su otto), a ricercare le cose che vi dicevate, che poi lui diceva sempre “io un giorno vengo e te le brucio, le nostre vecchie mail!” pensando che fosse perché tu facevi paragoni, ma non era un fatto di paragoni quanto piuttosto cercare risposte, comprendere se era effettivamente sempre stato così, che a stare un’intera giornata senza sentirti ci stava benissimo o se piuttosto il fenomeno non era da ricondurre a un processo di metamorfosi più ampio, un qualcosa del tipo che prima era innamorato e ora non lo è più.

11 Agosto

PARTE PRIMA – descrizione
Il Dottor E mentre parliamo ci mette in mezzo le citazioni dei Doors. Egli ama la letteratura russa e fuma la pipa. Il Dottor E qualsiasi cosa gli chiedi, lui te la spiega, qualsiasi cosa gli chiedi di insegnarti a fare, lui te la insegna. Il Dottor E arriva prima, la mattina, perché invece di far preparare tutto agli infermieri preferisce farlo da solo perché è tutta esperienza. Lui fa anche lo scemo dicendo che non ha mai dovuto parlare tanto inglese in vita sua, e dice che o si impegna a pensare a cosa deve dire o si impegna a fare la pronuncia giusta, eccuo pirché gli uiene fuori questuo acciento un poco russki, e poi ride. Il Dottor E io penso che se mi sveglio dall’anestesia e mi trovo davanti uno come il Dottor E, ripiombo immantinente in coma per lo shock di quant’è bello.

PARTE SECONDA – amene facezie anestesiologiche
Il Dottor E mi ha detto andiamoci a prendere una birra insieme, uno di questi giorni. Che una povera derelitta come me, circondata da sinuose e agguerrite valchirie balcaniche, a una cosa del genere non può trovare altra spiegazione che un anelito di fratellanza tra popoli.
Perciò accetta.
Anche se trattiene a fatica i suoi primordiali impulsi quando, dichiarando di rischiare di rientrare in ospedale dalle porte del pronto soccorso in pieno coma etilico dopo l’ultimo weekend di sfattanza, le viene risposto con un sorriso: non preoccuparti, sarò molto delicato quando ti intuberò.

PARTE TERZA – i commenti degli amici italioti
IO: “Forse però è troppo giovane”
AMICA ITALIOTA: “No, troppo giovane… ma che dici… è laureato, si sta specializzando… minimo avrà 27 anni!”
I: “Mh, non lo so. Secondo me di meno. E comunque sono troppo pochi”
AI: “Non sono troppo pochi”
I: “Sì che sono troppo pochi”
AI: “Cioè, comunque fammi capire, ma veramente il tuo problema è l’età?”
I: “Certo”
AI: “A me il problema sembra piuttosto che è SERBOOOOOOOO! E che VIVE IN SERBIAAAAAAAAAAAAAAA!”

IO: “Stasera ci esco, ma non so cosa mettermi. Tacchi o no? Trucchi o no? Perché in ospedale ci vado sempre in pantaloni e scarpe basse, senza neanche un filo di trucco”
AMICO ITALIOTA: “Niente tacchi. Niente trucco.”
IO: “Ma veramente ci devo andare così? Eddài, è domenica sera, non mi pare carino uscire come una suora laica…”
AMICO ITALIOTA: “No. Quando ti ha chiesto di uscire eri senza tacchi e senza trucco? Squadra che vince non si cambia.”

Primi di settembre

Ci sono cose che, tra due persone, vanno assolutamente dette. Non si possono lasciare taciute. Io te le ho taciute tutte, o quasi, e quelle che ti ho detto te l’ho dette con l’affanno, di corsa, mischiandole con lo zucchero nella tua tazzina di caffè, o sbuffandole via per farle sembrare più leggere. Qualcuna, poi, ha fatto una fatica miseria a venire fuori, e le guance mi sono diventate tutte rosse per lo sforzo, mi tremolava la voce.
Te le dico sparse, perché io non sono come te, non sono capace né a mettere in ordine né a mantenerlo, quell’ordine.
Una delle cose che non ti ho detto, per cominciare, è l’attaccatura dei capelli. C’erano ore in cui non vedevo che quella, tu mi davi le spalle, seduto, e tutto il resto era coperto dai vestiti. Non avevo altro di te su cui concentrarmi, e allora mi concentravo su quello. E comunque mi sembrava tantissimo, un pezzo enorme di te, da portarmi nella memoria ovunque andassi, e pensavo che era tanto più grande per il fatto che nessun’altra, mai, ti avrebbe guardato l’attaccatura dei capelli sulla nuca con l’attenzione e la devozione che ci mettevo io nel mio sguardo. E che, per questo, sarebbe sempre stata una cosa un po’ più mia che di chiunque altro, compreso te stesso, perché per quanto sia parte di te non conoscerai mai la forma dell’attaccatura dei tuoi capelli sulla nuca bene come la conosco io.
Un’altra cosa è il tuo tono serio e concentrato quando parlavi di qualcosa che ti fa innervosire, aggrottavi le sopracciglia, con le mani e le braccia pareva che cacciassi le mille mosche fastidiose che avevano dato l’avvio al tuo scontento, e insistevi, perché dovevi convincere anche me, perché era fondamentale che io capissi e sposassi le tue tesi e le tue teorie. Io ti prendevo in giro, ridevo, e tu t’innervosivi ancora di più perché non ti stavo prendendo sul serio, perché ti provocavo. Il fatto è che mi piaceva immensamente vederti accalorato, come un bimbo che sta raccontando una storia di vitale importanza e a cui non viene dedicata la giusta attenzione, e più le labbra ti diventavano rosse, più le sopracciglia si avvicinavano e s’incupivano, più sentivo qualcosa dentro che mi scioglieva per la tenerezza, e non fa niente che sei alto come un lampione, t’avrei abbracciato e t’avrei riempito di baci il collo, le mani, la fronte, quei capelli sottili sottili e gialli gialli che ti ritrovi.
Pure il gesto con la mano di quando dicevi pa yes!, il movimento del braccio, la smorfia, l’ovvio che si materializzava: ecco, quando ti penso, il primo modo in cui ti penso è quello, tu che dici ma sì mischiando in una cosa così corta la tua lingua e l’inglese come se fosse naturale e normalissimo così.
Poi c’è quella sera che camminavamo e quel macchinone ci stava acciaccando, che mi hai detto che alle ragazze piacciono le belle macchine, e i ragazzi si comprano le belle macchine per piacere alle ragazze, e io ti ho detto che a me non piacciono le belle macchine, e non mi sembra una cosa sensata amare qualcuno per i suoi soldi, tu hai detto io non voglio essere amato per i miei soldi, e io ti ho detto pure che però anche pensare di essere amati per le cose che si sanno, per l’intelligenza che uno ha, non mi sembra una cosa buona, tu sei rimasto zitto, poi mi hai chiesto che volevo dire, e io ti ho risposto che secondo me tutte queste cose qua non erano amore, non erano niente, che l’amore è che ti amo perché sei tu, tu e basta, che in realtà è una cosa che non vuol dire niente in sé e per sé, non so se capisci o se pensi che ho detto una scemenza colossale, allora tu hai detto no, ho capito, e sei rimasto zitto e dopo un po’ hai detto sì, secondo me hai ragione, e poi abbiamo continuato a camminare, e io ti ho detto che non volevo essere amata per nessun aggettivo, volevo essere amata perché sono io, e tu non hai detto niente ma piano piano senza accorgertene mentre camminavamo hai cominciato a camminarmi così vicino che quasi inciampavo nei passi tuoi.
Vabbè, è un discorso scemo, lo so, ma ogni volta era complicato dirsele in inglese, le cose, e quando ti chiedevo di spiegarmi e non capivo tu dicevi che era perché non parlavo la tua lingua, che certe cose dette in inglese suonano cave quando invece sono piene.
Anche la faccenda delle bombe, di notte, e delle cose in televisione, e di tuo padre: a quel punto era come se fossi a metà, di fronte a me. Una metà di te era quel bimbo coi capelli gialli e gli occhi celesti – chissà com’eri bellissimo, da bimbo – e un’altra metà era quello che raccontava, con una specie di serenità strana che era figlia di tanta rabbia. Erano tutt’e due reali, il bambino e l’uomo, ed entrambe le metà mi sembravano brillare un po’ (secondo me è sempre per colpa dei capelli gialli, ecco) anche se era buio.
Quando parlavi a lungo, e poi mi dicevi non so perché ti dico queste cose, io queste cose non le dico mai a nessuno, ecco, mi sentivo brillare un po’ anch’io.
E guarda che tutto questo non era per le cose intelligenti, o perché sai le costellazioni e giochi bene a scacchi, perché ti piacciono l’arte e la storia e la domenica leggi racconti mentre fumi la pipa. Guarda che, stranamente, non è neanche per i capelli gialli e per la tua pelle morbida e gli occhi azzurri e il naso perfetto, no, non è perché sei bello. Tutte queste cose sono servite solo per farmi arrivare a guardarti da vicino.
Era perché odori di pulito, di qualcosa che non s’è macchiato, che procede nel mondo con l’inevitabile candore di un bimbo. Era per questo. Manco tanto per i tuoi principi, quanto per la tua fiducia. E’ questo. Di mille cose, la cosa più stupida. E forse, sai, forse neanche quella.
Forse, e dico forse, è davvero solo perché tu, sei tu.

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